Ci siamo quasi. Le giornate che vanno verso l’accorciarsi senza avere ancora il sapore dell’inverno, le vacanze diventano fotografie sul telefono, le valigie tornano negli armadi e quella sensazione di poter fare qualsiasi cosa, rimandando tutto a domani, comincia lentamente a scomparire.
L’estate ci aveva consegnato qualcosa che durante l’anno sembra sempre mancare: ore senza un programma preciso. Mattine iniziate senza guardare l’orologio, pomeriggi trascorsi fuori casa, cene decise all’ultimo momento, passeggiate che potevano durare dieci minuti o due ore. Eppure, proprio quando ne abbiamo avuto in abbondanza, spesso non ce ne siamo accorti.
È una delle stranezze delle vacanze. Aspettiamo per mesi di poter disporre delle nostre giornate e, una volta arrivate, finiamo per riempirle comunque. Partiamo, organizziamo, fotografiamo, programmiamo escursioni, prenotiamo ristoranti. Anche il riposo rischia di diventare un appuntamento in agenda.
Poi arriva settembre e improvvisamente ci accorgiamo di quello che avevamo.
Non serve però trasformare questa consapevolezza in nostalgia. Settembre non è il momento in cui la vita bella finisce per lasciare spazio alla vita seria. È semplicemente il momento in cui bisogna imparare a portarsi dietro qualcosa di quella leggerezza.
La quotidianità tornerà, certamente. Ci saranno il lavoro, la scuola, gli appuntamenti, il traffico, le commissioni, le scadenze. Ma una giornata ordinaria non deve necessariamente essere una giornata spenta.
Si può continuare a uscire dopo cena invece di accendere immediatamente la televisione. Si può scegliere una strada diversa per tornare a casa. Si può fare colazione fuori quando possibile, incontrare qualcuno senza aspettare il fine settimana, dedicarsi a un’attività che non produca nulla se non piacere. Si può tornare a camminare, pedalare, stare in compagnia, guardare il cielo cambiare colore mentre si rientra.
Sono gesti piccoli, ma hanno una conseguenza tutt’altro che piccola: impediscono alla routine di diventare l’unica forma possibile delle nostre giornate.
Perché forse il vero errore dell’estate non è stato sprecarne qualche ora. È aver pensato che quella possibilità appartenesse soltanto all’estate.
La luce di settembre, in questo senso, può essere una specie di promemoria. Non è più quella intensa di luglio e agosto, ma proprio per questo invita a guardare meglio. Il caldo lascia gradualmente spazio a temperature più gentili, le serate diventano più fresche, le città riprendono il loro movimento. E mentre tutto torna al proprio posto, possiamo decidere di non tornare esattamente alle abitudini di prima.
Vivere luminosamente non significa vivere sempre felici, né cercare continuamente qualcosa di straordinario. Significa non aspettare che arrivi una vacanza perché una giornata possa avere valore.
Una pausa può bastare. Una persona con cui parlare. Un tragitto fatto a piedi. Un’ora dedicata a una passione. Un pranzo consumato con calma. Una domenica senza obblighi. Una finestra spalancata mentre entra l’aria di settembre.
La vita non diventa migliore soltanto quando abbiamo davanti settimane da riempire come vogliamo. Diventa migliore quando impariamo a riconoscere le possibilità anche dentro una giornata apparentemente già scritta.
E allora settembre può essere più di un rientro.
Può essere il mese in cui smettiamo di dividere l’anno tra una lunga attesa dell’estate e il resto. Il mese in cui decidiamo che uscire, incontrarsi, muoversi, divertirsi e concedersi qualche deviazione non sono premi da conquistare dopo aver fatto tutto il necessario.
Sono parte della vita necessaria.
L’estate, ormai, lasciamola andare senza sensi di colpa. Non dobbiamo trattenerla né cercare di riprodurla artificialmente. Ci ha ricordato che possiamo rallentare, improvvisare, stare insieme e guardare un po’ più lontano dalle incombenze quotidiane.
Adesso tocca a noi portare quella lezione dentro settembre.
Con meno attese e più iniziativa. Meno “quando avrò una settimana di ferie” e più “perché non farlo oggi?”. Meno giornate consumate aspettando il prossimo periodo di pausa e più attenzione a ciò che possiamo fare con quella che abbiamo davanti.
Perché la stagione cambia, gli impegni ricominciano e le vacanze finiscono.
Ma non c’è nessuna ragione per cui debba finire anche la voglia di vivere.
